Intervento di Salvatore Iaconesi

Sono Salvatore Iaconesi, artista, e assieme a mia moglie Oriana Persico coordiniamo un network di artisti, designer, antropologi, ricercatori che si chiama Art is Open Source e un centro di ricerca che si chiama HER She loves data, ed usiamo l’arte ed il design per comprendere il ruolo della tecnologia nella nostra società, che è fondamentale per come si evolve la società stessa.
Chi mi conosce sa quanto sia importante il considerare la malattia per capire la società. Nel dare il nostro contributo a questa iniziativa della Fondazione Alberto Peruzzo, non possiamo dal nostro punto di vista non considerare il momento in cui ci troviamo. 
Nel 2012 mi sono ammalato di cancro al cervello e proprio le tecnologie, specie quelle ubique e legate ai dati, mi hanno aiutato a riposizionare la malattia stessa come al centro della società e della cultura e non un fatto di un singolo. 
Al diffondersi di questa pandemia è successa una cosa particolare: mi sono purtroppo riammalato di cancro. Ora sto bene, ma è stata una opportunità per osservare fenomeni che riguardano sia me che il mondo in relazione alla malattia. Ancora una volta i dati sono stati un elemento fondamentale, anche per capire questa compresenza e questo scontro tra realtà mia individuale e realtà globale. In primis perché la sanità era ed è in gran parte assorbita dalla lotta al coronavirus e ad esempio l’ospedale aveva difficoltà a rilasciare dati che riguardavano solo me, la mia condizione.
In questo mondo ipertecnologico e interconnesso i dati ci consentono di capire meglio come vanno le cose, ma non per il loro contenuto, come diceva Mcluhan, ma come fenomeno sociale, e quindi anche legato alla cultura e alla psicologia per esempio.
Vorrei proporvi un viaggio attraverso tre nostre opere fatte con i dati, sul tema del posizionamento dei dati nella nostra società, per capire meglio ciò di cui abbiamo appena parlato. 
La prima di queste opere è ‘Constrained Cities’ (città vincolata, bloccata) ed è un’opera indossabile. Parla di come le intelligenze artificiali, raccogliendo tanti dati su di noi, si facciano un’idea su quali zone della città siano più adatte a noi; ad es. se guadagniamo molto potrebbe esser adatta a noi una zona più ricca, o se la mia ragazza abita in un certo luogo, magari è quello il più adatto a me. Le intelligenze artificiali possono decidere per ciascuno quale sia la zona migliore della città, e nell’opera ciò viene portato all’estremo: una fascia indossabile emette delle scosse se mi allontano dalle mie zone più adatte. Cerca di dirottarti dove è meglio per te. Se due persone nello stesso posto hanno una risposta diversa – scossa e non scossa – si possono chiedere che cosa ci sia diverso tra loro. Quindi i dati e la loro computazione ci consentono di uscire dal dominio tecnico e di entrare in quello esistenziale; questo è un passaggio di fondamentale importanza nella nostra società. Addirittura nel caso di Constrained Cities, ciò avviene anche attraverso una piccola sofferenza, l’intelligenza artificiale mi fa male in qualche modo per darmi un messaggio.

Un’altra opera d’arte che abbiamo realizzato e che si intitola ‘Baotaz’ analizza l’ambito della possibilità. Baotaz è un elmetto indossabile – aspetto che ci piace, che l’intelligenza artificiale sia indossabile – e crea un senso aumentato. Questo senso è collegato a enormi quantità di dati. Ad es. com’è un senso collegato al cambiamento climatico, tramite un qualcosa tipo vibrazione, calore, etc? Ad oggi l’unico modo che abbiamo di fare esperienza di fenomeni globali – il cambiamento climatico, ma anche la povertà, e pure la diffusione del coronavirus – è attraverso una enorme quantità di dati. Ma noi siamo esseri umani limitati e facciamo fatica a confrontarci con questa grande quantità di dati. La sfida è capire come avere un senso aggiunto, questo elmetto, che ci consente di comprendere meglio quei dati, quindi il mondo in cui viviamo.
Altra opera importante per noi è Stakhanov – dal nome del minatore russo. Noi chiamiamo quest’opera scherzosamente Big Data God, perché è come un oracolo. Quando lo porti in un posto, comincia a raccogliere informazioni e dati su quel posto – dai social network e dagli open data di quel posto, ad esempio – in maniera decisa, ed inizia ad emettere delle previsioni, come appunto farebbe un oracolo. Quando accumula dati a sufficienza ed elabora una previsione, stampa su lunghi rotoli di carta. Dopo un po’ si possono avere centinaia di metri di carta stampata e le persone presenti di solito fanno a gara per andare a leggere qualcosa sul loro futuro. Guardando in alto rispetto all’opera si possono notare 4 bandiere, e su ognuna di esse c’è l’elemento di una nuova cosmogonia, che è una parte importante della nostra vita per posizionarci individualmente in questo universo, che oggi è un universo fatto anche di tecnologie, dati, intelligenze artificiali, assistenti digitali, etc., che hanno un impatto tangibile sul nostro vivere, ad es.  quando ci danno una promozione, o quando ci alzano un premio assicurativo. 
Volevo chiudere con questo elemento: abbiamo una profonda necessità di costruire nuove cosmogonie e nuove ritualità per abitare il pianeta in cui ci troviamo, e sarà fondamentale per l’evoluzione della nostra civiltà. 

Biografia

SALVATORE IACONESI | E’ un artista, un designer e un ingegnere robotico. Era un pattinatore e un raver, e tutte queste pratiche, dentro e fuori la tecnologia, hanno in comune la passione principale di Salvatore: esplorare i gradi di libertà degli esseri umani nel mondo contemporaneo. Nel 2002 Salvatore si ammala di cancro al cervello. Nel 2012 decide di lasciare l’ospedale per avviare “La Cura”, una performance globale per riappropriarsi del proprio corpo e della propria identità creando una cura partecipativa open source per il cancro.

ORIANA PERSICO | E’ una scienziata della comunicazione, una scrittrice e una cyberecologa. È entrata in AOS nel 2007.

“HER She loves data” è un centro di ricerca culturale, fondato da Salvatore Iaconesi e Oriana Persico,  di prossima generazione che utilizza i dati e il calcolo (algoritmi complessi, intelligenza artificiale, reti, ecosistemi) per creare processi di accelerazione culturale attraverso l’arte e il design e i risultati della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. 

Art is Open Source è un network di artisti, designer, antropologi, ricercatori.