Sul collezionare di Marco Meneguzzo

22.01.2026

Sul comodino vicino al letto ho una sveglia Braun, di quelle nere, di plastica, a pila. È un oggetto quotidiano, che ormai riconosco anche al tatto, quando magari allungo una mano, la mattina, per spegnere la sveglia e concedermi quei famosi “ancora cinque minuti”, che sembrano i più belli di un’intera nottata di sonno. […] Cosa c’entra questa piccola confidenza domestica con le collezioni a confronto di Alberto Peruzzo e di Agi Verona (che poi è Anna, con suo marito Giorgio Fasol)? Più di quanto non sembri di primo acchito.

Cominciamo col paragonare quell’orologio da tavolo – anzi, da notte – con la collezione, con una nostra collezione (di opere d’arte, ma anche di qualcos’altro). E’ qualcosa che ci appartiene, che appartiene cioè alla nostra quotidianità, alla vita di tutti i giorni, e se qualcuno, che non fosse collezionista di alcunché, si stupisse della familiarità con cui si vive una collezione, potremmo rispondere che per il collezionista essa esiste ogni minuto della sua giornata, anche se non fosse assolutamente visibile, perché una collezione è come una sorta di “protesi” della personalità di chi la possiede, un’estensione della soggettività, un’ostensione del carattere. Ora, se la collezione accompagna il collezionista tutta la vita, e per molti anni, le opere di cui è composta, giorno dopo giorno, si caricano di una familiarità e di una consuetudine che, di fatto, è uno “specchio” che riflette l’immagine del suo costruttore.

La collezione Peruzzo e quella AGI di Giorgio e Anna Fasol sono tanto diverse tra loro da risultare al primo sguardo quasi inconfrontabili, anche se esistono punti di tangenza cronologica ed espressiva nelle scelte – condivise – tra le opere del terzo millennio: sostanzialmente la prima è centrata, con alcune eccezioni, sull’arte italiana, la seconda sull’arte internazionale delle nuovissime generazioni, presentate nelle grandi rassegne internazionali durante l’ultimo quarto di secolo. Già questa considerazione pone una serie di interrogativi, che scaturiscono non dalle caratteristiche precipue delle singole collezioni, ma dal loro confronto.

Di sicuro l’aspetto cronologico e storico ha l’importanza maggiore: quel che un tempo era, se non rivoluzionario, almeno estremamente nuovo in termini di tendenza e di linguaggio, oggi appare ormai affidato alla storia e, addirittura, alla tradizione. Basta, ad esempio, la presenza della “forma-quadro” per collocare l’opera nell’alveo della storia (che non significa ancora nella tradizione o, peggio, nel passato), e ciò implica che ormai l’utilizzo di materiali del tutto eterogenei rispetto a quelli della “rappresentazione” non costituisce più elemento di scandalo, e viene persino “autorizzato” anche nel caso si volesse “rappresentare” o “narrare”.

La seconda domanda innescata dal confronto delle collezioni è se esista ancora una connotazione culturale comune negli artisti che provengono da una cultura generalmente identificata: esiste ancora, per esempio, una “cultura italiana” – o anche una cultura europea – che si traduce in idee, soggetti, forme, espressioni, stilemi che si riconoscono come identitari e collettivi, o invece oggi il terreno comune, il “brodo di coltura” da cui gli artisti ricavano gli stimoli per il loro lavoro viene e produce una grande koiné linguistica, globale e globalizzata? La nostra mostra non può dare risposte definitive, per il semplice fatto che statisticamente le opere presentate sono troppo esigue per ricavare qualcosa di attendibile, ma sicuramente aleggia sulla rassegna, se non altro per le caratteristiche intrinseche delle due collezioni: se la grazia celeste di un’opera di Giuseppe Santomaso non potrebbe appartenere all’immaginario culturale di Marc Chagall – e viceversa -, non esiste una differenza così marcata, in nessuna delle opere degli artisti più giovani, presenti sia nella collezione Peruzzo (Arcangelo Sassolino) che in tutta la scelta AGI-Fasol.

*estratto dal testo critico che accompagna la mostra Qui e Ora. Due collezioni nello spirito del tempo. 

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Opening Qui e Ora. Due collezioni nello spirito del tempo. Foto: Alvise Busetto

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Opening Qui e Ora. Due collezioni nello spirito del tempo. Foto: Alvise Busetto

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Opening Qui e Ora. Due collezioni nello spirito del tempo. Foto: Alvise Busetto